FAB! Un esempio di empowerment sociale

Facilitare l’accesso alle professionalità e al lavoro, alle risorse economiche e finanziarie, all’informazione, alla partecipazione attiva nella società, alla cultura, … in altre parole empowerment sociale.

Abbiamo celebrato il traguardo dei nostri primi vent’anni di viaggio, attivando FAB! un incubatore di idee finalizzato alla realizzazione, non esclusiva, di imprese sociali. Ma se non fosse un periodo che minaccia continuamente il domani, forse avremmo festeggiato diversamente il nostro compleanno e questo mi fa dire che la crisi ci obbliga a ripensare – e a ripescare – ‘beni’ per troppo tempo trascurati. Perché FAB è anche un processo sociale che concorre allo sviluppo di comunità e che parte con un evidente ‘vantaggio’: la responsabilità sociale della Cooperativa Itaca.

Spiegare perché abbiamo voluto festeggiare i nostri vent’anni con FAB, è stato dispendioso quanto progettarlo. Anche se la risposta è semplice quanto ovvia e senza alcuna pretesa di scientificità (anzi, rimarcando il mio mestiere e vocazione di cooperatrice sociale), evidenzio alcune dimensioni del progetto che – a mio avviso – meritano grande risalto.

 

Autopromozione del ruolo della Cooperazione sociale nella società

La mutualità che pratichiamo non è circoscritta agli elementi economici migliorativi rispetto al Contratto (Ccnl delle Coop sociali) e alle forme di partecipazione dei soci, ma è anche il riconoscimento del ruolo che diamo alla nostra comunità di riferimento che abbraccia cittadini e istituzioni.

Itaca, come tutta la Cooperazione sociale, si è sempre occupata di welfare e l’ha fatto fornendo servizi per rispondere ai bisogni delle fasce deboli (anziani, minori, disabili, …) e con le fasce deboli, favorendo l’inclusione sociale e tutelando il lavoro. La Cooperazione sociale è inoltre un modello economico vincente che dobbiamo diffondere e con cui contaminare tutto il mondo economico.

Oggi però il welfare ha avviato un processo che sembra inarrestabile e che esclude intere categorie di persone. Mantenere saldi i valori fondanti del mutualismo, continuando a occuparci di welfare, vorrà dire per il futuro essere capaci di cogliere e rispondere ai bisogni che sempre più resteranno esclusi.

Il nostro è già un welfare plurale in cui intervengono molti soggetti – pubblici e privati – che operano come finanziatori ed erogatori di servizi, e dove è sempre più ridotto l’intervento pubblico. La Cooperazione sociale ha dimostrato in tutti questi anni di esercitare un ruolo importante, ma è lecito interrogarsi, con la crisi e con la violenta riduzione degli interventi nell’area del welfare, che ruolo vorranno avere nel futuro le istituzioni alle quali finora è affidato il protagonismo nelle scelte politiche, sia sul piano quantitativo sia qualitativo.

 

Valorizzare la capacità innovativa della Cooperazione sociale

La spinta all’innovazione sociale spesso ci risulta difficile perché costa e i profitti (sociali s’intende), quando ci sono, si producono nel medio e lungo periodo.

Nei confronti dell’innovazione dobbiamo mantenere un approccio molto pragmatico. FAB è una sperimentazione che avrà una durata di 24 mesi e che per il momento produrrà solo costi (per gli spazi e per le risorse che ne assicureranno il funzionamento). FAB si avvale di collaborazioni scientifiche – come le Università – che ci consentiranno le valutazioni di esito, e di collaborazioni istituzionali – come Provincia e Comune – che potranno confrontare i risultati ottenuti con gli attesi bisogni della comunità. Questo processo è già un modello!

E’ una strategia appena abbozzata per Itaca, ma da processi come questo dipenderà la nostra capacità di stare nel nostro mercato di riferimento. Nella strategia abbiamo ovviamente incluso la partecipazione corale di molti soggetti (noi auspichiamo possano esser presenti tutti quelli che riusciamo ad abbracciare nella nostra comunità di riferimento), sperando che tutti, soprattutto quelli istituzionali, sappiano esercitarsi in percorsi orientati allo sviluppo della conoscenza e alla condivisione dei legami. In caso contrario FAB non potrà funzionare.

E’ una sperimentazione che richiede tempo e convinzione, ed è vincolata a una capacità di spesa limitata. Nel tempo, processi come questi dovranno (e quindi dovremo) riuscire ad attivare forme di finanziamento collettivo.

Laboratori sperimentali come FAB, quando non autofinanziati da soggetti del non profit come Itaca, sono proporzionali alle misure di finanziamento, poche e occasionali. Perciò, leggiamo con favore l’attenzione dell’attuale governo a possibili specifici interventi di start-up sociale.

 

Coinvolgimento, partecipazione e responsabilità della Cooperativa e dei soci nei processi di sviluppo di comunità

Non mi faccio illusioni sulla capacità economica che una Cooperativa come Itaca possiede, nemmeno voglio pensare di rinunciare al ruolo (e alla responsabilità) determinante delle istituzioni pubbliche nelle politiche di welfare, ma come cooperatori non possiamo e non vogliamo sottrarci alla responsabilità di attivare nuovi modelli e processi che abbraccino una pluralità di soggetti, pubblici e privati, istituzionali e non, che insieme dialoghino costruttivamente per rispondere ai bisogni/alle persone altrimenti escluse. Sappiamo di poterlo fare partendo, non dai nostri risultati economici, ma dai nostri tanti legami (che alla bisogna possono anche trasformarsi in dati numerici e misurabili) che possiamo donare alla collettività e, non da meno, dalle nostre convinzioni all’uguaglianza, alla solidarietà, alla dignità per tutti e quindi al diritto di poter accedere nel mondo.

Alla realizzazione materiale del progetto hanno già contribuito moltissimi soci che hanno attivato molti servizi in una moltiplicazione virtuosa di legami.

 

L’uovo è bello perché restituisce 360 gradi di punti di vista dove, però, il soggetto non cambia: il benessere della comunità!

 

Orietta Antonini

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